venerdì 30 marzo 2018

Lente d'ingrandimento Erri De Luca da 'l'ospite incallito'

Nessuno di noi è passato sulla faccia della terra senza 
il pensiero di buttarsi via, una volta almeno. Davanti 
a un parapetto alcuni lo hanno scavalcato. A chi si accosterà di nuovo al bordo, lascio una proposta,una piccola tecnica per convincersi meglio, a proseguire o a tirarsi indietro. 

Prendi una lente d'ingrandimento, una da francobolli 
Scrutati la pelle, i peli diventati aghi di pino, 
soffiaci sopra, tu sei il vento e il suolo, sono tuoi, 
ma pure di se stessi. 
La ferita di ieri si è rimarginata, un rammendo rosa 
di notte ha sigillato la sortita del sangue. 
Poi guardati il piede, il tendine specialista di equilibrio, 
di cammino, in salita più bravo del cavallo. 
Dove frughi, trovi un dettaglio che brulica di mosse 
proprie e indipendenti. 
Non sei il padrone, ma l'ultimo inquilino. 
Fatti prestare lo stetoscopio, appoggiatelo addosso, 
meglio che dentro la conchiglia senti il mare chiuso, 
le valvole del cuore sono branchie di pesce, 
senti il tuffo dell'aria nel sacco dei polmoni, 
l'ossigeno che s'incatena al sangue. 
Lo saprà fare bene il corpo, di morire, 
non ti devi commuovere per questo, 
però ti devi accorgere in margine a te stesso, 
di una crosta terrestre a immagine del mondo. 
I pori sono stelle a pozzi, la pelle è nebulosa e prateria, 
l'unghia è un deserto, la ruga è il gran canyon 
l'ombelico è un vulcano e tu sei una geografia. 
Di qua o di là del parapetto: il salto sarà più grande, 
ora. 
Così stanno le cose e noi siamo più piccoli di loro. 

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