mercoledì 13 maggio 2015

La pineta che rischia...

vi propongo questo articolo tratto da "il mattino" ,  perche' non vi e' soltanto l'erosione della costa, ma anche lo stato di salute della fascia pinetata.

La pineta che rischia...
di Piera Carlomagno tratto dal mattino del 28 aprile 2015 pag 1 e 35




E stata definita «magnifica», «lussureggiante», «fìtta», si è discusso su quanto fosse un peccato che sorgesse in area degradata e quanto sarebbe stata sfruttata, come immagine almeno, in altri luoghi turistici d'Italia.
 È stata definita «inquietante», «pericolosa», «spaventosa», c'è stata cronaca di stupri, prostituzione, droga e violenza tra le sue ombre e nella sua notte nera. Ma nessuno aveva mai detto chiaramente: «Non ha più di trent'anni di vita».
 La pineta sulla litoranea orientale muore, in un posto che è mistero, paesaggio da baraccopoli sudamericane, paradiso d'estate per chi deve accontentarsi di molto poco, terra disgraziatamente di confine, troppo difficile da risanare, fuori dai centri nevralgici ed emblema di decenni di amministrazioni pubbliche passive o impotenti quantomeno e di idee stritolate nei grovigli burocratici.
 Quello che di buono c'è stato, è stato fagocitato dal contesto, infestante come gramigna. Come non ricordare infatti le quasi 500 case abusive fatte demolire dal sindaco Rosania con l'aiuto della magistratura tra ricorsi, lacrime e minacce di suicidio?
 Come non ricordare la pista ciclabile più lunga d'Europa, fatta realizzare dall'assessore Lambiase, tra polemiche feroci e derisione? 
Come dimenticare i tanti, troppi, piani per l'ambiente sulle evocative dune di sabbia? 
Ora ci riprovano: Regione, Ente Riserve Foce Sele, i Comuni di Eboli e Capaccio. 
È loro il Patto Ambientale Sic appena presentato, per la gestione delle fasce litoranee a destra e sinistra del fiume Sele.

Si punta ai fondi europei 2014-20 per salvare l'ambiente e renderlo fruibile in maniera civile e moderna. A questo studio ha prestato consulenza l'agronomo Domenico Serlenga che, durante la presentazione ha detto, a proposito della pineta in riva la mare: ha compiuto settantanni, non credo che potrà arrivare al secolo. 
La pineta di Pinus pinea fu impiantata artificialmente proprio sulle dune fossili. È stato poi il rimboschimento, effettuato per proteggere i campi coltivati che si trovano alle spalle dall'aerosol marino e dal sorrenamento, ad aver soppiantato le specie autoctone. Cioè al posto del pino loricato, c'è pino domestico, che non appartiene alla macchia mediterranea, mentre bene andrebbero piante di mirto, leccio, lentisco, corbezzolo. 
Ora gli alberi sono snelli, con poca chioma verde e anche instabili. E non va dimenticato il vento di libeccio come le trombe d'aria che provocano sradicamenti ai margini, dove cominciano a crescere specie aliene, come l'acacia o quelle piante ornamentali dei giardini delle abitazioni circostanti.

Insomma, o si interviene o la pineta morirà. Come gli animali, studiati nello stesso progetto dal naturalista Marcello Mezzasalma. Venti specie sono a rischio: per esempio il fratino, quell 'uccellino col corpo piccolo e le zampe lunghe,che nidifica sulle dune e le uova vengono mangiate o distrutte da cani portati sulla spiaggia a correre liberi; oppure il martin pescatore, l'airone rosso, la cicogna bianca, la quaglia e, naturalmente, la tartaruga caretta caretta. Allora il piano prevede che sulle dune no n si passi più con le macchine,
non si parcheggi - perché questa è la situazione attuale - non si cammini neanche più a piedi, ma che ci siano passerelle di legno, segnaletica, controlli.
É il sogno del risanamento. Per decenni almeno è stato u n sogno. Solo una forte volontà e i soldi dell'Europa, tanti soldi, potrebbero farlo diventare realtà. Gli ambientalisti potrebbero ribattere che ne parlano da sempre. Ma la caratteristica degli ambientalisti è la poca incisività sul piano della comunicazione, la difficoltà di fare proseliti tra gli indifferenti e di distinguere le battaglie da combattere.
Detto, questo, con spirito positivo.



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