sabato 23 gennaio 2010

GERARDO ROSANIA: QUARTIERI E PERIFERIE

Quartieri e Periferie
Una città nella quale ognuno, ovunque abiti, si senta ebolitano.

Eboli ha molte frazioni e moltissimi quartieri che presentano problemi complessi legati al modo in cui sono nati. Le frazioni hanno un dinamismo imprenditoriale e commerciale maggiore rispetto al centro. I quartieri, nati per rispondere al bisogno primordiale della casa, sono nati senza programmazione diventando veri e propri quartieri dormitorio.
Cosa fare per ricompattarle con il centro cittadino?

FRAZIONI riunire le frazioni al centro grazie ad un Piano di riqualificazione edilizio, sociale e dei servizi, alla valorizzazione dell’identità del luogo, alla riscoperta di importanti avvenimenti culturali.

QUARTIERI realizzare spazi attrezzati, decentrare uffici comunali.

COMITATI DI
QUARTIERE circoscrivere gli ambiti territoriali dei quartieri, eleggere i comitati il cui parere consultivo sia obbligatorio sulle scelte del Comune.

Capitolo settimo : QUARTIERI E PERIFERIE

Il comune di Eboli, per superficie, è uno dei più grandi d’Italia con un territorio particolarmente complesso, passando dalla montagna, alla collina, al centro abitato, alla pianura fino al mare.
In questo immenso territorio sono presenti frazioni, case sparse, zone di periferia che progressivamente sono state inglobate nella città, e poi nei quartieri.
Giusto per citarne alcuni, fra frazioni, quartieri e località, per avere un’idea della complessità e della vastità del tema: Santa Cecilia, Cioffi, Corno d’Oro, Taverna nova, Campolongo, Aversana, Torre dei Rai, Acqua dei pioppi, Ponte di Olevano, Fiocche, Angona, Madonna del Carmine, Paterno, Molinello Pescara, Centro Antico, Santa Croce, Sant’Andrea, Casarsa, Epitaffio, Palazzine Agricole, Fontanelle, Grataglie, Pezza Paciana, e l’elenco potrebbe proseguire.
Ognuna di queste realtà presenta una specificità di problemi che derivano anche dal modo in cui si sono costituite.
In generale possiamo dire che le FRAZIONI, soprattutto quelle nella piana, si sono costituite con i successivi flussi migratori provenienti da paesi dell’interno stanziatisi nella direttrice Santa Cecilia –Battipaglia (anch’essa fino al 1929 frazione di Eboli) che, per altro, manifestano un dinamismo maggiore rispetto al centro, dal punto di vista imprenditoriale e commerciale.
I QUARTIERI, invece, sorti quasi tutti dopo la seconda guerra mondiale, nascono innanzitutto con l’esigenza di rispondere ad un bisogno “primordiale”, quello della casa. Gli effetti di questa scelta, che sicuramente guardava al problema del momento, ma non in prospettiva, sono sotto gli occhi di tutti: enormi quartieri dormitorio, privi di servizi pubblici, di attrezzature di quartiere, ma anche di esercizi commerciali, luoghi di aggregazione, ecc. Problemi che, nonostante molto cammino fatto, permangono nella loro gravità e nelle loro conseguenze sociali. Emblematico, da questo punto di vista, il quartiere Pescara (fino a 10 anni fa, per altro, identificato con un numero: 167, rispondente alla legge che finanziava l’edilizia economica e popolare), dove fra il 1996 ed il 2005 sono stati realizzati la scuola elementare, l’ufficio comunale distaccato, il distretto sanitario, il Centro Sociale, gli impianti sportivi di quartiere, la farmacia comunale, la chiesa, la riscrittura della viabilità, a sistemazione di tutte le case ricostruite con la legge 219, l’abbattimento dei prefabbricati post-sisma, potenziamento dell’illuminazione ecc. e dove, tuttavia, permangono gravissimi problemi di vivibilità.
La sfida che abbiamo di fronte e da affrontare in modo radicale è quella di costruire una CITTA’ INTEGRATA, NELLA QUALE OGNI CITTADINO, OVUNQUE ABITI, SI SENTA CITTADINO EBOLITANO.
Il problema diventa, pertanto, quello di capire come fare ad unire le frazioni al centro, e come far sì che i quartieri diventino davvero pezzi della città da vivere e non solo luoghi dove andare a dormire.
Noi riteniamo che nei quartieri sia necessario andare all’adozione di appositi piani di riqualificazione urbana che contengano al loro interno non solo l’aspetto edilizio, da riqualificare sotto l’aspetto architettonico e dei materiali, ma anche l’aspetto sociale e dei servizi, della viabilità e della “caratterizzazione” fisica. Fare in modo, cioè, che ogni quartiere si identifichi in qualche cosa che caratterizzi e diventi il simbolo di quell’aggregato. Ad esempio “il Palummiello” della Casarsa, da recuperare e da restituire ai cittadini di quel luogo, o lo stesso “Epitaffio” per il quartiere che porta quel nome.
Ciò comporterebbe uno studio storico approfondito dei luoghi, dei costumi e delle tradizioni che hanno caratterizzato in passato ed in qualche modo ancora oggi il nostro paese; in quest’impresa sicuramente le scuole potrebbero dare una grossa mano, consentendo, così, anche ai più giovani di poter conoscere meglio le proprie radici che affondano in questa “terra”.
Per le frazioni si apre, inoltre, un ulteriore problema che è quello di avvicinarle, anche fisicamente alla città di Eboli. Le frazioni della piana da tempo, hanno assunto l’abitudine di gravare per esigenze di compere, per lo svago per lo sport, verso Battipaglia, con cui sono messe in comunicazione dalla SS 18, benché intasata e pericolosa. Si tratta, a nostro avviso, di dare l’impressione anche fisica del riavvicinamento.
Da questo punto di vista, mettere in sicurezza, ampliare, arricchire con la pista ciclabile, illuminare le strade provinciali che da Eboli scendono verso la piana, servirebbe non solo a rispondere ad una migliore mobilità a fini turistici (come diremo in altra parte di questo programma) ma anche ad “accorciare” le distanze fra le frazioni ed il centro.
Sul terreno del riavvicinamento delle frazioni e dei quartieri alla città, diventa importante anche la promozione di iniziative comunali in quei luoghi: abbiamo già detto della festa di San Vito al Sele, e della Via del Grano, ma anche iniziative tese, peraltro, al recupero di tradizioni e costumi nostri, oltre che di gusti e di prodotti, (pensiamo al recupero della tradizione vinicola nostra in una zona come la Casarsa, recuperando il “Palummiello”, o quella dell’olio nella parte alta del nostro territorio). Questi percorsi di recupero vanno svolti con la collaborazione delle scuole perché noi rimaniamo convinti che è dalle età più tenere che va riavviato quel processo di riscoperta, di apprendimento e di conoscenza della storia di una comunità, che deve essere alla base di quel sentimento di “identificazione” con un territorio.
Il problema delle periferie e dei quartieri passa anche attraverso una riforma della burocrazia comunale, che deve prevedere non solo il massimo del decentramento degli uffici comunali, che nell’era della telematica può realizzarsi tranquillamente, onde evitare che chi abita nei quartieri o nelle frazioni debba essere penalizzato non solo dalle lungaggini e dalle file, ma anche dal fatto di doversi muovere, perdendo intere giornate anche solo per la certificazione. Pensare quindi ad uffici distaccati, da aggiungersi a quello di Santa Cecilia e del quartiere Pescara, oltre che all’installazione di “totem” che consentono l’emissione di certificazione, diventa un primo importante passo verso la costruzione di UNA CITTA’ DI TUTTI E PIU’ FUNZIONALE.
L’istituzione di un apposito ufficio di manutenzione dedicato alle periferie ed ai quartieri, potrebbe essere un’ulteriore risposta ad un problema reale: il ritardo con cui l’amministrazione comunale, spesso, interviene sulle esigenze anche minimali dei quartieri e delle frazioni; riprendere una politica antica di attenzione verso il mondo dei bambini e dei ragazzi, prevedendo in ogni quartiere spazi attrezzati per ogni fascia di età da affidare alla gestione degli stessi comitati di quartiere, per evitare la banalizzazione che, spesso, questi spazi attrezzati hanno conosciuto.
Questo pone il problema dei COMITATI DI QUARTIERE, che vanno appositamente regolamentati nella costituzione e nelle funzioni. Noi abbiamo l’idea che vadano rapidamente circoscritti gli ambiti territoriali corrispondenti a ciascun quartiere, per poi procedere all’elezione dei comitati, ai quali va riconosciuto il diritto di esprimere un parere “obbligatorio ma non vincolante” sulle grandi scelte di programmazione del Comune e, soprattutto, sugli interventi che interessano il quartiere, ed a cui affidare la gestione e la custodia di strutture di quartiere. All’interno delle sedi dei Comitati di Quartiere vanno istituiti gli sportelli di quartiere destinati a raccogliere reclami, suggerimenti e segnalazioni. Tutti questi compiti nascono dalla convinzione nostra che la democrazia va praticata. Essa è “fatica”, è capacità di ascolto, è riconoscimento a tutti di dire la propria opinione e di contribuire alle scelte di governo della città. E’ compito di chi amministra saper fare sintesi, e tradurre in atti condivisi le opinioni ed i suggerimenti.
WWW.GERARDO ROSANIA.IT
Posta un commento

SANTACECILIA TV