sabato 14 novembre 2009

SGOMBERATO SAN NICOLA VARCO

ECCO COME HANNO RIPORTATO LA NOTIZIA I VARI SITI INTERNET:
DA http://www.carta.org/
Mercoledì mattina è stato sgomberato l'ex mercato ortofrutticolo di San Nicola Varco, a Eboli, dove vivevano circa 900 migranti maghrebini che vengono sfruttati nei campi della Piana del Sele. Ieri la polizia ha fatto un blitz in una struttura dove alcuni erano stati accolti. Nel pomeriggio, l'incontro con il prefetto.

«Siamo qui – dice padre Alex Zanotelli – davanti alla prefettura di Salerno perché nessuno vuole prendersi la responsabiità di quanto accaduto. E’ incredibile la maniera in cui vivevano i migranti maghrebini del ghetto di San Nicola Varco ed è incredibile che siano stati sgomberati l’11 e poi di nuovo il 12 con il blitz nel centro comunale messo a disposizione dal sindaco di Sicignano, Alfonso Amato, dove avevano trovato rifugio una cinquantina di loro. Fanno lavori che nessuno vuole fare, subiscono un caporalato fortissimo. Sono indignato per le loro condizioni di vita e per come sono stati buttati via. La conseguenza è che a queste persone viene tolta ogni dignità, sono le stesse che sono state prese di mira dal ‘Pacchetto sicurezza’, che istituisce una netta divisione tra persone e non persone. Un pacchetto non costituzionale, e da ecclesiale aggiungerei anche profondamente immorale». Circa duecento persone hanno presidiato la prefettura questa mattina. Organizzazioni, associazioni, sindacati, movimenti: mancano solo – e per ovvie ragioni – i migranti.
Una delegazione ha potuto incontrare il prefetto, che si è detto disponibile ad individuare percorsi «nelle maglie delle normative» per una regolarizzazione dei migranti di San Nicola Varco. Le associazioni cercheranno ora di rintracciare i migranti che si sono sparpagliati nella Piana del Sele.

«Ieri – spiega Francesca Coleti, presidente dell’Arci Campania – le forze dell’ordine si sono dirette al centro comunale di Siccignano, in provincia di Salerno, hanno caricato sulle camionette gli immigrati che vi si trovavano e diversi li hanno spediti nei Cie, ‘dove già avevano il posto prenotato’, come cinicamente gli hanno detto». Sarebbero 23 i migranti rinchiusi nel Cie di Bari, 5 sono stati rilasciati perché sono in attesa degli esiti della sanatoria, sette persone sono state arrestate perché non avevano ottemperato ad un decreto di espulsione e verranno quindi processati per direttissima come prevede il «pacchetto sicurezza». Uno è in attesa di espulsione. «Siamo riusciti a tirare fuori quattro persone – spiega Anselmo Botte, della Flai-Cgil – ma altri sono ancora rinchiuse. Non hanno il permesso di soggiorno. Ma sono stati anche loro truffati come tanti altri, qualcuno ha in tasca l’F24 della sanatoria».

Tra i circa novecento migranti che vivevano nell’ex mercato ortofrutticolo di San Nicola Varco, molti sono arrivati in Italia con un regolare visto di ingresso, tramite la chiamata di un’azienda del settore agricolo, e «grazie» all’intervento di un intermediario. Il tutto per la modesta somma di seimila euro. Una volta in Italia, il lavoratore ha otto giorni per registrarsi e trasformare il visto in permesso di soggiorno, ma serve l’intervento dell’azienda, che però scompare. Salvo rispuntare dopo, quando il lavoratore è un clandestino da sfruttare, che viene pagato venti euro per giornate di lavoro lunghe dieci o dodici ore.

E’ arrivata anche la denuncia dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, che sottolinea come già da luglio i nomi dei datori di lavoro italiani che hanno truffato i migranti di San Nicola Varco siano in possesso del ministero dell’interno, della procura di Salerno e della Regione Campania, che non hanno dato altra risposta se non lo sgombero di mercoledì 11 novembre. Sequestro preventivo per «ragioni di igiene e di tutela della salute». Un provvedimento che cade a faggiuolo: l’ex
mercato ortofrutticolo di San Nicola Varco è infatti al centro di un’operazione di speculazione immobiliare. Sono stati stanziati fondi per la realizzazione di un polo dell’agro-alimentare nella struttura. E poco più in là sono in corso i lavori di un outlet, «centinaia di migliaia di metri quadri e un investimento immobiliare da oltre 80 milioni di euro, per una struttura che promette un fatturato di circa 60 milioni l’anno e lavoro per 500 persone. Questi sono i numeri sciorinati nella presentazione all’Hotel Bulgari di Milano», scrive Nicola Angrisano su il manifesto. «Proprio nel momento in cui sono stati fatti interventi per una stabilizzazione della situazione nel ghetto – sottolinea Francesca Coleti – come l’installazione di container, e allo stesso tempo si sono manifestati interessi di tipo immobiliare, qualcuno ha pensato bene di incendiare il campo. E’ accaduto lo scorso 26 luglio, e all’autocombustione non crede nessuno».

Per le associazioni, come l’Arci, che stavano seguendo un percorso di emersione con i migranti, lo sgombero del centro di Sicignano ha fatto saltare tutto. «Il legame di fiducia si è spezzato con questa operazione di polizia ipocrita e disumana. Ora – spiega Francesca Coleti – stiamo cercando di inserire i migranti ‘inespellibili ’, cioè dotati di regolari permessi di soggiorno o in attesa della sanatoria, in centri di accoglienza. Ma si tratta solo di una soluzione temporanea. Poi stiamo cercando, con l’aiuto delle borse di cittadinanza della Regione Campania, di trovare appartamenti dove potrebbero installarsi gruppi di cinque o sei persone».
«Per ora sono in molti ad essersi appoggiati da amici o parenti, ma altri sono in mezzo alla strada – conclude Anselmo Botte – una cinquantina di persone è in una chiesa di Battipaglia, altri 25 in una struttura comunale a Eboli, diverse associazioni stanno cercando soluzioni per piccoli gruppi di migranti. Ma qui è in atto una vera e propria persecuzione. Alla prefettura vogliamo chiedere un tavolo che coinvolga anche i datori di lavoro e permetta di avviare una regolarizzazione dei lavoratori della Piana del Sele tramite il decreto flusso».

DA LIBERO NEWS.IT
Roma, 13 nov. (Adnkronos) - Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha inviato un messaggio di compiacimento al procuratore della Repubblica di Salerno, Franco Roberti, al prefetto, Sabatino Marchione, e al questore, Vincenzo Roca, per lo sgombero di un'area occupata illecitamente da circa vent'anni da centinaia di immigrati a San Nicola Varco di Eboli (Salerno).

''Ancora una volta, il lavoro portato avanti con impegno, capacita' ed equilibrio dalla magistratura, dalle Forze di polizia e dalle istituzioni ha consentito di riaffermare in questa fetta di territorio lo stato di diritto'', ha dichiarato il Ministro dell'Interno.

fortresseurope.blogspot.com
EBOLI
Nell'inferno di San Nicola Varco
Ecco il ghetto degli immigrati
Il leader della Cgil Epifani in visita col vescovo Pierro tra le baracche ed il degrado dell'ex area mercatale che dal 1990 "ospita" oltre 700 persone. Il sindacalista: "E' un posto terribile, colpa della Bossi-Fini"

Epifani in visita a San Nicola Varco«Ti prende il cuore, è terribile». Sono le parole pronunciate dal leader della Cgil Guglielmo Epifani nel corso della visita al "ghetto" di San Nicola Varco, la frazione di Eboli che ospita circa 700 lavoratori immigrati. Assieme ad Epifani, all’incontro organizzato dalla Cgil con le comunità presenti nel villaggio, ci sono il vescovo di Salerno, monsignor Gerardo Pierro, e l’imam di Salerno, Aimaidia Rashid. «Innanzitutto - ha detto Epifani - ringrazio per la presenza il vescovo di Salerno. So bene cosa sta facendo per sostenere le ragioni dei lavoratori migranti. Siamo qui per riaffermare l’impegno che la Cgil sta mettendo per aiutare queste persone a vedersi rispettate. Sono nostri fratelli e sorelle che devono avere gli stessi diritti dei cittadini italiani».
Secondo Epifani la legislazione attuale non va bene: «La Bossi-Fini - ha detto - predetermina l’impossibilità di lavorare secondo criteri di trasparenza. Bisogna assicurare a chi lavora da noi di poterlo fare nella pienezza dei diritti. Il nostro Paese spesso dimentica ciò che chiedeva per i suoi figli quando emigravano anni fa».
«E’ impossibile - ha aggiunto Epifani - vivere senza acqua e luce. Quello di San Nicola Varco non è purtroppo un caso isolato. Se queste persone sono utili per tutti, non possono essere dimenticate quando lasciano il loro luogo di lavoro».
Epifani e Pierro, accompagnati dal responsabile dell’organizzazione di categoria del settore agroalimentare Flai-Cgil di Salerno, Anselmo Botte, hanno visitato il ghetto e si sono fermati a parlare con decine di lavoratori immigrati, i quali hanno apprezzato l’i mpegno della Cgil ricordando le difficoltà che comunque caratterizzano la vita nel ghetto.
A San Nicola Varco, nell’ex struttura mercatale mai entrata in funzione, dal 1990 in condizioni precarie e in baracche fatiscenti vivono tra i 600 e i 700 immigrati, prevalentemente magrebini, impegnati stagionalmente nella raccolta del pomodoro o in altri lavori agricoli nella Piana del Sele.
Il segretario nazionale della Cgil Guglielmo Epifani, dopo aver visitato l’ex struttura mercatale ha sottolineato che «questi lavoratori devono avere diritti, siamo qui per ribadirlo e affermare l’impegno del sindacato e della Cgil in particolare». Quanto alle paure che spesso l’immigrazione solleva, Epifani ha detto che occorre superarle, non con sindaci-sceriffi, ma «assicurando lavoro, rispetto e politiche di accoglienza; una società fondata sui muri stenterà a riconoscersi». In provincia di Salerno, ha spiegato il segretario provinciale Cgil Francesco Franco Tavella, sono circa 30mila i lavoratori immigrati e nel 2006 hanno portato 26 milioni di euro in contributi nelle casse dell’I nps.
In precedenza il segretario nazionale della Cgil era stato in visita al campus di Fisciano dell’Università di Salerno, accompagnato dal rettore Raimondo Pasquino. (14 novembre 2009)



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